Pasqua 2021: Non sei stato creato per stare al buio

Ci troviamo a vivere una vita che talvolta non è esattamente come avremo voluto che fosse. Vorremo tornare indietro a “quando eravamo davvero felici”, o fuggire in avanti in un futuro in cui “il tempo avrà sistemato ogni cosa”. Eppure, ci svegliamo inesorabilmente in questo presente, fatto di penombre, fatiche, incoerenze, paure e difficoltà.

Che senso ha credere in un Dio che non mi può salvare?

Che senso ha credere nella Pasqua?

Che senso ha, se il mio presente è “sempre uguale”?

Oggi si celebra il passaggio dalla schiavitù alla libertà del popolo di Israele, il passaggio dalla morte alla vita di Gesù di Nazareth.

Cosa si celebra nella mia storia personale?

Se desideri comprendere, se quest’anno vuoi dare un senso a questo giorno di festa, è necessario fermarsi un istante, leggere il racconto che un testimone prezioso come Giovanni ha scritto in memoria di Gesù di Nazareth per donne e uomini come noi, che non si accontentavano di una vita superficiale, ma cercavano un riscatto, una novità.

Giovanni si trova insieme a Pietro quando riceve la notizia: la tomba è vuota.

Andarono al sepolcro per cercare la vita e non la trovarono. La vita non sta in una tomba, la vita non riposa al solito posto, la vita va oltre la morte.

Mi affaccio con delicatezza nel tuo buio e sussurro …

A te, caro amico, che guardi tua moglie segnata dalla malattia,

A te che senti la mancanza dolorosa di tuo padre che non c’è più,

A te che sei spaventato da un futuro minaccioso,

A te che non ti piaci più, che provi disgusto per quello che hai fatto,

A te che ti senti inadeguato come genitore e pensi di non essere in grado,

A te che sei stata ferita e non hai più la voglia di vivere,

A te che nel profondo ti senti solo perché i tuoi amici ti hanno abbandonato,

A te che sei stanco di lottare e preferisci battere la ritirata,

A te che non ti senti più amato da tua moglie,

A te che vieni preso in giro per il tuo aspetto fisico,

A te che hai deciso di rinunciare a vivere,

A te che non senti più il gusto dell’esistenza …

a te sussurro con delicatezza: il sepolcro non è la tua casa, non sei stato creato per stare al buio.

Vieni alla luce.

È già passato troppo tempo.

Vieni fuori, a piccoli passi … non accenderò le solite luci artificiali, non permetterò che i flash ti illudano e ti stordiscano per non farti più pensare alla tua sofferenza. Non basta infatti un “messaggino”, o una pacca sulla spalla, è inutile che ti si dicano le solite frasi fatte o gli aforismi da quattro soldi per risolvere la tua situazione.

Dio agisce nella tua vita con i tempi della natura. E mentre fuori il buio cede il posto all’aurora, il sole pian piano inizia a rischiarare una strada e dolcemente ti invita a venire fuori. Nessuna luce abbagliante, la delicatezza di Dio è come se comprendesse che hai bisogno di tempo per abituarti.

Da oggi c’è una novità.

Nessuna magia.

Dio oggi si affaccia nel tuo buio e ti chiama.

Non lo farà attraverso “statue parlanti” o “apparizioni”. Solo attraverso un fratello o una sorella. Perché da sempre lui si è fatto presente attraverso la carne, lui parla nella storia attraverso l’uomo.

Tu che leggi questo riflessione accogli la possibilità che Dio ti stia cercando davvero nel tuo sepolcro, perché tu sei prezioso ai suoi occhi, perché sei degno di stima e ti ama (cf. Is 43,4).

Questa è la meraviglia di essere cristiani, è lo spettacolo di credere nel Dio di Gesù Cristo. Potranno seppellire i miei sogni, farmi cadere in una tomba, rinchiudermi dietro un gigantesco masso di ingiustizie, cattiverie e offese, potranno spegnere le luci che illuminano la mia strada, potranno lasciarmi solo in un sepolcro … ma la fine per me non esiste, perché sono figlio dell’infinito che mi viene a chiamare. Sempre!

Oggi, io e te, possiamo rinascere. Il credere si traduce in storia. Non esiste più la parola ormai, non esistono occasioni mancate. Esiste il nostro respiro, il battito del nostro cuore, esiste ciò che siamo, nonostante tutto, unico e irripetibile. Facciamoci forza, lasciamo questo sepolcro, andiamo fuori, abbiamo ancora una storia da scrivere … una nuova storia, una storia unica.

E al fratello che incontrerai, con lo sguardo spento e triste, gli racconterai che anche tu sai cosa vuol dire piangere, gli racconterai che anche tu sai cosa vuol dire rimanere prigioniero di un sepolcro, e mentre gli accarezzerai il volto, gli dirai che la nostra vita non può finire così, ma che siamo fatti per andare oltre: non per rinascere come eravamo, ma per nascere di nuovo.

Davide Curreli

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