Cara amica, caro amico,

oggi è Natale!

Vorrei farti conoscere la verità sulla festa cristiana.

È una proposta.

Ti chiedo di leggerla. Solo qualche minuto del tuo tempo.

Premessa

Inizierei dicendoti che si tratta di un evento di cui hanno parlato tantissimi storici. Nonostante la cronografia dell’epoca ci presenti dei resoconti spesso contradditori abbiamo una certezza: a Betlemme, intorno al 753 aUc (ab Urbe Condita, dalla fondazione di Roma), nella provincia romana della Palestina, nacque Gesù. Un monaco, Dionigi il Piccolo, per porre fine a una discussione riguardante la ricorrenza della Pasqua, definì cristiana l’era in cui viveva, stabilendo 1 l’anno della nascita di Gesù, e secondo un calcolo approssimativo il 525 d.C., l’anno in cui scrisse la sua proposta.

  1. Il racconto antico

Noi cristiani, oltre alla ricerca storica e scientifica delle fonti cronografiche, ci riferiamo agli scritti dei Vangeli, in particolare al resoconto che Luca indirizza a Teofilo, secondo quanto riportato nel prologo del Vangelo.

Ti riporto il brano che la Chiesa proclama la notte di Natale:

Mentre si trovavano in quel luogo (Betlemme), si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Gli angeli sono dei simboli letterari che troviamo spesso nei brani dei vangeli. Indicano la presenza divina, un evento importante, una realtà in cui avviene qualcosa di stra-ordinario. Il racconto che abbiamo tra le mani viene scritto intorno al 90 d.C., da coloro che avevano creduto che Gesù di Nazareth fosse il Messia. Lo scrissero perché questa testimonianza non venisse dimenticata o alterata dal passaparola. Lo scrissero con l’intento di raccontare gli eventi più significativi. Inserirono la presenza di angeli nei passaggi più importanti. Così fecero per esaltare il racconto della nascita di Gesù.

  1. Non crediamo nelle favole, ma in una storia

Purtroppo, la maggior parte di noi non è informata. In particolare, noi cattolici non studiamo i testi antichi, non approfondiamo con metodo la nostra conoscenza teologica e biblica, addirittura in tanti sono convinti ancora che sia “troppo difficile”. In realtà basterebbe applicarsi, con curiosità, apertura e sensibilità intellettuale.

Crediamo in una storia, perché rispetto a tutte le altre religioni presenti sulla terra, la nostra è l’unica nella quale si contempla la presenza fisica di Dio dentro la storia umana.

Il giorno di Natale festeggiamo il fatto che Dio si sia incarnato, entrando nella storia degli uomini.

Il racconto è quasi assurdo. Ecco la fotografia:

A Betlemme.

Nella locanda Maria e Giuseppe non trovano ospitalità.

Decidono di entrare nel seminterrato dove alloggiano gli animali.

Il bambino nasce.

Quattro panni per avvolgerlo.

Dopo averlo tenuto in braccio lo adagiano nella mangiatoia, la sua culla.

Nessuno si accorge di questa nascita.

Qualche pastore sente il pianto di questo bambino.

Hanno paura.

Loro generalmente sono esclusi dalla vita sociale.

Hanno paura che ancora una volta si tratti di qualcosa di brutto.

Nel cuore sentono una voce calda, quella che chiamiamo “coscienza”:

«Non avere paura, è nato colui che ti salva. Avvicinati, è un bambino».

Non hanno nulla da perdere, vanno lo stesso incontro all’assurdo.

Uno dei pastori è lì davanti alla mangiatoia.

Due mani sporche, impacciate e timorose, sfiorano il piccolo volto.

Quella notte gli cambiò la vita. Resterà per sempre nel suo cuore.

Un bambino gli donò la gioia di poter amare.

È Natale.

  1. Dopo duemila anni

Ieri sono andato a trovare un mio amico.

È un ragazzo speciale che vive dentro una comunità.

Quando mi ha visto è scoppiato a piangere. Un pianto a dirotto, incontrollabile. Non si è fatto subito avanti. Non ci credeva. Gli ripetuto più volte «vieni». Allora si è avvicinato e poi… un abbraccio fortissimo. Stringeva forte il suo volto al mio petto, mentre le sue lacrime bagnavano la mia giacca.

Siamo rimasti così per cinque minuti, accarezzandoci i volti a vicenda.

Dio non ha smesso di nascere.

Andiamo a cercarlo nei posti sbagliati.

Oggi non ho voglia di esprimere l’amarezza verso i ridicoli surrogati americani di questa festa.

Celebriamo il Natale, quello vero, tutte le volte che permettiamo a Dio di farsi carne, di farsi abbraccio, calore, affetto, cura, tenerezza, dolcezza, compagnia, solidarietà … concreta.

Il Natale ci ricorda che Dio non è un pensiero.

Dio è carne.

Se vuoi anche la tua.

Tu vuoi?

Per favore, rispondi “si”. La nostra società ne ha davvero bisogno, te lo chiedo commosso. Sono solo un fratello che ha creduto nel sogno di Dio, «che tutti possano trovare pace nella loro vita».

Inizia da oggi. Alzati e abbraccia la madre del tuo bambino, stringi al petto tuo figlio, accarezza il volto di tuo marito, avvolgi tra le tue braccia tua madre, non disprezzare più l’extracomunitario che trovi in strada, donagli un sorriso, cerca chi è solo, fa in modo che nessuno si senta abbandonato. In tanti, hanno trascorso l’ennesima notte gelida, senza nemmeno una minuscola scintilla di affetto. Inizia subito, almeno con un messaggio, una chiamata.

Sarai il Natale, vivrai il Natale, lo celebrerai: presenza di Dio sulla terra.

Buon Natale!

Davide Curreli

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