Pasqua: una salvezza concreta proprio per me

Al risveglio di questa Nuova Alba possiamo contemplare due quadri, che la comunità di Matteo ha dipinto per noi, per la nostra famiglia, per sollevare il mio ed il tuo cuore.

«Non abbiate paura. So che cercate Gesù il Crocifisso» (Mt 28,5)

Non avere paura (fobeo), potremo tradurre anche non “spaventarti” o addirittura “non fuggire”. Si, non fuggire dalla tua storia, non fuggire dalle tue sofferenze, non fuggire dalle tue fatiche, non fuggire dai tuoi difetti, non fuggire dal tuo dolore. Non fuggire dal tuo sepolcro, e non disprezzarlo: hai appreso che lì dentro ci abita Dio, quello è il vero tabernacolo. Oggi è il giorno nuovo in cui per la prima volta nella tua vita, hai la possibilità di non spaventarti davanti alla morte! L’unica cosa che ti viene chiesta è di non “fare finta di nulla”. Troppo spesso sei riuscito a convincerti che non facesse poi così male, che fosse meglio che una storia finisse male, addirittura che ti fossi meritato di soffrire, che non ci fosse possibilità di trovare via d’uscita alla malattia, alla perdita di una persona cara. Ti sei convinto di dover mostrare, non solo agli altri, ma anche a te stesso, solo il “lato felice”, solo le tue “positive vibes” per essere accettabile, solo la maschera che la società possa apprezzare, letteralmente “su cui possa metterci un prezzo su”.

A me e a te è rivolta questa supplica: non avere paura, non fuggire.

Uno sguardo attento si accorge che stiamo cercando “Dio-salva”, Jeshua, Gesù. Così come era scritto nel volto delle donne che si recarono al sepolcro che senza dire nulla, portavano impresso questo desiderio («so che cercate…» Mt 28,5b). Si legge nel mio e nel tuo volto. Siamo circondati da volti che stanno cercando la salvezza. Perché quando siamo distratti dalla nostra “performance sociale” i nostri occhi non mentono. Lo contemplo spesso negli occhi dei miei alunni, occhi di cui sono innamorato. Perché lì dentro posso sfiorare la loro verità, posso scorgere i loro bisogni, di essere stimati, sostenuti, rassicurati, amati, accompagnati. Posso scorgere l’insofferenza di chi al suo germogliare deve fare i conti con le pedate distratte di coloro che lo trattano come se fosse già un fusto maturo. Tutti facciamo i conti con questa indelicatezza, di un mondo che non ci dà il tempo, e passa inesorabile, a “metterci su quel maledetto prezzo”.

Ecco che abbiamo bisogno di una salvezza concreta, una salvezza in questi giorni, nei miei giorni, nella mia storia, una salvezza che mi tiri fuori dal sepolcro dove ho rinchiuso tutto il mio disordine, dove ho gettato il bandolo aggrovigliato della mia esistenza, dove sta la mia disperazione, la mia solitudine, la mia sofferenza, il dolore per una storia personale che avrei voluto diversa.

Oggi voglio salvezza! Desidero che per me questa Domenica Santa sia passaggio, sia Pasqua, sia resurrezione vera. Non voglio far finta anche quest’anno. Non voglio essere il solito ipocrita che dice “Buona Pasqua”, ma nulla è cambiato nel suo cuore. Voglio sperimentare anche io la ri-nascita, celebrare la “festa del rialzarsi in piedi”, senza prendere in giro nessuno, senza prendere in giro me stesso.

«Salute a voi (kairete/shalom)» (Mt 28,9)

Le prime comunità ci hanno raccontato come avviene la risurrezione vera, ben altro rispetto ad un mero autoconvincimento o alle sacrosante formule tipo “Cristo è morto e risorto per salvarci dal peccato” che difficilmente aderiscono alla nostra esistenza più concreta.

Gesù di Nazareth è andato incontro a Maria Maddalena dicendole «Shalom», un saluto che custodisce significati intrisi di amore per il prossimo: pace, completezza, prosperità, stare bene. Maria Maddalena era una prostituta che per poco non restava uccisa sotto i colpi di una lapidazione da parte di chi l’aveva usata. Gesù fece scudo con il suo corpo, la sollevò da terra, le accarezzò il viso. La fece sentire amata. Maria Maddalena oggi crede che Gesù sia risorto perché una mano la rialzò, e le ridonò la vita. Lei oggi celebra la risurrezione, perché “fu risorta” in quell’abbraccio, su quella via polverosa che passa vicino al tempio di Gerusalemme.

Ora comprendiamo che la risurrezione è la profonda esperienza di essere amati, motivo per cui nessuno è mai risorto da solo. La risurrezione si fa in due. È una questione concreta, di rapporto, di relazione. Mistero divino infinitamente umano. Due mani che si incontrano tra le tenebre e la luce, in quella penombra misteriosa dove solo l’amore vero può sopravvivere pazientemente. L’amore di una madre che ogni giovedì si reca in carcere per incontrare suo figlio; l’amore di un padre che aspetta la figlia ad un passo dalla sua angoscia; l’amore di un amico che mi viene a prendere nella tana della mia vergogna; l’amore di una sorella o di un fratello che nonostante il tuo rifiuto, lascia la sua mano tesa verso di te…

Allora non ti griderò “Risorgi!”, e se ti dirò “Cristo è Risorto!” è perché con qualche gesto goffo starò facendo il possibile per esserci nella penombra della tua esistenza per darti la mano, per amarti. Tu non nascondere la tua mano.

Non dovrai credere nella risurrezione, ma dovrai vivere la risurrezione. Ecco perché il Risorto “ci dà appuntamento” nelle strade della Galilea (Mt 28,10), ossia nelle strade che percorriamo ogni giorno, dove Lui in noi continuerà a guarire le ferite, a prendersi cura degli ultimi, a rinfrancare i cuori affranti, a risollevare chi è caduto sotto il peso della croce… altrimenti ci resterà soltanto la teoria del “Risorto tra noi”.

Davide Curreli

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