«Accorgersi del Crocifisso»: meditazione sul Venerdì Santo

 

Che Gesù di Nazareth sia stato giustiziato con la morte in croce è uno dei fatti più certi della storia. Lo storico romano Tacito parlerà di “mors turpissima crucis”, mentre Cicerone definirà questa condanna a morte come “il supplizio più crudele e orrendo”. Conosciamo le accuse che determinarono la fine atroce: falsa profezia e bestemmia. In effetti violò il precetto sabbatico, le prescrizioni di purità rituale, entrò in contatto con i peccatori e con le persone impure. L’autorità religiosa rappresentata dall’Alto Consiglio dovette allearsi con il potere politico, secondo meccanismi di palazzo ben noti alle società civili di ogni tempo: da una parte la minaccia di una rivolta popolare, dall’altra una giustizia in nome della legge… a tutti i costi, tutti, persino al costo di rimettere in libertà un assassino.

Gesù di Nazareth visse tra gli abitanti della Palestina, per consegnarci un’esistenza rinnovata, fatta di amore misericordioso, sincero, diretto quanto la carezza che diede ai piedi di un amico che l’avrebbe tradito.

Oggi è giunto al cuore del mistero umano: il dolore.

  1. Ci dicono di sorridere, ci ripetono che il tempo guarirà le ferite, ci rassicurano che non siamo i soli che stanno male, con la solita frase “conosco un sacco di gente che sta vivendo la stessa cosa” … tutto questo non ci serve a niente! Alcuni girano la faccia, altri non ci credono. La società in cui viviamo non accetta il dolore. I miei colleghi non mi invitano più alle cene del sabato sera. I miei parenti hanno “paura” di chiamarmi. I miei amici preferiscono non frequentarmi, perché non sanno cosa dire. Chi mi incontra per caso fa finta di niente, imbarazzato. La croce non esiste. Della croce non si deve parlare.
  2. Eppure, in questi ultimi giorni, sta succedendo qualcosa di diverso. La società ha deciso che “esiste il dolore” e tutti hanno iniziato a condividere nei social frasi di speranza. La società ha deciso che ci dovevamo commuovere dinanzi alle immagini dei camion militari che trasferivano le bare dalla città di Bergamo, dove i cimiteri non aveva più posto. La società ha deciso che dovevamo fare i conti con il dolore. Ci siamo svegliati tutti un po’ incupiti, rimpiangendo la “libertà”, la salute (per i più certezza ormai scontata) e quel famoso sorriso, non è stato più gridato dagli altoparlanti mediatici … sostituito dal tiepido “ce la faremo”.
  3. Il Crocifisso si è “presentato” alla società del nostro tempo. Non abbiamo potuto girare la faccia. Non abbiamo potuto far finta di nulla, neppure “sorridere comunque” o “farci uno spritz” sopra… perché questa Croce ha toccato la nostra vita.

A Te che chiedevi a Dio perché la croce.

A te che ti chiedevi come fosse possibile,

ammalarsi a sedici anni,

perdere un figlio,

avere i crampi dalla fame,

cadere nell’abisso di una tossicodipendenza,

distruggere una relazione d’amore,

subire violenza da chi diceva di amarti,

non trovare il gusto di vivere,

combattere una malattia devastante,

non vedere più futuro davanti ai propri occhi,

trovarsi senza un lavoro a quarant’anni,

affrontare la perdita di un genitore,

vivere dentro una storia personale che mai ci saremo aspettati.

TI CHIEDIAMO PERDONO.

Eravamo distratti dalle luci artificiali che nascondevano le pieghe buie del nostro tempo. Non facevamo attenzione neppure ai crocifissi presenti nella nostra casa, alla sofferenza delle persone a noi più vicine. Ci siamo ritrovati in silenzio alla nostra tavola, sorpresi dal volto cupo di nostro figlio, dagli occhi spenti di nostra moglie. Abbiamo risposto al telefono stupiti dal tono di voce di un amico alle prese con le ultime riserve di cibo.

  1. Entriamo in questo Venerdì di Passione, rimaniamo nel silenzio del Sabato Santo … per esserci, senza dire nessuna parola, lì sotto la croce del nostro prossimo; per sentire i gemiti di chi dal sepolcro farà di tutto per ritornare alla vita; per percepire, cuore a cuore, la fatica di chi lotterà per rotolare via la pietra che lo rinchiude nel buio.

Questa notte nessuno ti chiederà di essere forte.

Questa notte nessuno ti chiederà di riuscirci.

Questa notte nessuno ti chiederà di dimostrare quanto vali.

Questa notte nessuno ti chiederà di lottare.

Questa notte sii umano, semplicemente umano.

Ti basterà per unirti a Dio.

Davide Curreli

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