Quarantena e lezioni online: la scuola a distanza è uguale per tutti?

 

L’adolescenza in quarantena non è uguale per tutti. Dipende dai metri quadri, dalla serenità della propria famiglia, dalla capacità dei genitori di mantenere un reddito non lavorando ma anche, nel concreto, dal numero di computer disponibili per le lezioni online, dall’avere o meno una connessione a internet veloce e dagli abbonamenti streaming. Quando una famiglia si ritrova a mangiare tutti insieme è una festa, ma se si mangia a casa tutti i giorni, anche in quei giorni nei quali il pasto lo garantiva la mensa della scuola, allora per molti può diventare un problema. E se in questo contesto l’attività educativa a distanza sembra andare avanti senza problemi, non sono pochi gli sforzi che gli insegnanti stanno compiendo per garantire una scuola uguale per tutti, oggi ancora più di ieri. Ne abbiamo parlato con Claudia, docente della scuola secondaria di I grado di un comune del Sud Sardegna.

Professoressa, più delle statistiche a livello nazionale, siete voi docenti sul campo ad avere la maggior consapevolezza degli effetti dell’inserimento delle lezioni online. Quali sono i lati positivi e le difficoltà di questo strumento?

Quando il 4 marzo è stata decisa la sospensione delle attività didattiche in Sardegna, non tutte le scuole erano pronte in egual misura per affrontare l’emergenza. Inizialmente in alcuni istituti si è proceduto solamente all’utilizzo del registro elettronico per inviare i compiti e mantenere i contatti con i genitori, ma dopo i primi giorni, diverse scuole si sono organizzate con piattaforme di e-learning (G-Suite o Office 365) oppure con app di videoconferenza. La tecnologia ha consentito di non troncare completamente il rapporto con i nostri ragazzi garantendo il diritto all’istruzione e soprattutto ha permesso alla scuola, in un momento di forte preoccupazione, di essere quel punto fermo, quel baluardo di normalità nella vita dei ragazzi, ma soprattutto in quella dei più piccoli, che hanno avvertito con maggiore ansia e incertezza la gravità del momento.

La scuola, anche senza specifici bandi o graduatorie, metteva quotidianamente a disposizione supporti e materiale e soprattutto gli studenti vivevano tutti l’apprendimento in un contesto uguale per tutti: nella classe. Adesso si stanno riscontrando dei problemi con gli studenti più deboli? Penso a ragazzi senza connessione internet o senza pc, o con situazioni familiari fragili.

Bisogna premettere che la DAD (Didattica a distanza) ha messo ancora più in evidenza una problematica del nostro Paese: il digital divide. Anche tra i diversi centri della Sardegna il cosiddetto divario digitale è molto accentuato, in molte famiglie manca la strumentazione tecnologica, le connessioni a Internet spesso sono difficoltose, e in diversi casi le famiglie stesse hanno difficoltà a supportare i propri figli nell’uso delle tecnologie. A questo si aggiunge l’importanza di non lasciare indietro nel percorso di apprendimento non solo gli studenti che hanno le difficoltà tecniche, ma anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali per i quali è indispensabile una didattica personalizzata che consenta loro di raggiungere gli obiettivi ritenuti indispensabili per tutti, nessuno escluso. Inoltre, secondo il Decreto 187 del 26 marzo 2020, le istituzioni scolastiche stanno facendo delle indagini conoscitive per poi fornire agli studenti meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali per la fruizione della didattica a distanza.

L’insegnante non è solo un mero formatore di individui ma ricopre spesso un compito più completo, diventa un educatore che affianca gli studenti nel percorso di crescita. Questo importante ruolo si riesce a mantenere anche a distanza? In che modo?

L’insegnante quando entra in classe è in primo luogo un educatore. In particolare nella scuola secondaria di I grado gli studenti sono ragazzi che stanno attraversando la preadolescenza, una fase complessa e problematica, caratterizzata da molte contraddizioni: a volte si chiudono a riccio, altre volte sentono la necessità impellente di essere ascoltati, incoraggiati e spronati. La scuola in questo senso rappresenta per molti ragazzi un’ancora di salvezza, un faro per non sbandare nel disorientamento. Il processo educativo però è caratterizzato da dinamiche motivazionali, relazionali e emotive che possono essere presenti solo in una didattica in presenza. Durante questi giorni di emergenza, sto cercando di interagire il più possibile con i miei studenti attraverso la piattaforma di e-learning oppure con l’app di videoconferenza, ma ritengo che relazione educativa che avviene ogni giorno in aula non possa essere sostituita completamente da altri sistemi di comunicazione.

Dal punto di vista personale e aldilà della didattica, come sta vivendo questo distacco dalla scuola?

Quando sono state sospese le attività didattiche, ho avvertito un profondo senso di malessere: mi mancava andare a scuola, poter fare il mio lavoro e soprattutto stare in classe con i miei ragazzi, poter parlare con loro, ascoltarli, rassicurarli, incoraggiarli, ma anche ridere insieme, azioni spontanee di ogni giorno, che in questo momento mi erano precluse. Sentivo, e sento tuttora l’assenza fisica dei ragazzi, dei colleghi e del loro prezioso confronto e sostegno, ma anche l’assenza della scuola, delle mura, delle aule, dei corridoi, che ogni giorno mi accolgono con suoni, colori e odori che solo chi lavora a scuola conosce bene. Quando per la prima volta mi sono collegata in video-conferenza con le mie classi, mi sono emozionata tantissimo, sarei voluta entrare dentro lo schermo e abbracciare tutti i ragazzi, e nello sguardo di alcuni di loro ho letto la stessa emozione, ma anche il dispiacere di non poterlo fare per ancora molto tempo. L’incessante lavoro che sto portando avanti questi giorni, lavoro di pianificazione, di studio, di progettazione, ma anche i continui contatti  con i miei alunni e i miei colleghi, mi rendono estremamente impegnata e mi consentono di sentirmi un po’ più vicina a tutti loro, con il pensiero che, quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, si potrà tornare nelle nostre scuole, con la consapevolezza sempre più forte che nessuno strumento tecnologico potrà sostituire il fondamentale ruolo che noi insegnanti svolgiamo nella nostra società civile.

Sergio Arizio

 

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