L’esperienza cristiana come paradigma del riscatto: commento al Vangelo di domenica 5 aprile

L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme è la fotografia perfetta della nostra società, forse delle “masse” di ogni tempo. Mentre lo acclamano con rami di ulivo, stendendo mantelli per terra, osannandolo come “re”, “figlio di Davide”, l’evangelista ci testimonia l’imbarazzante verità: la gente si chiedeva “Chi è costui?”. Siamo alle solite. Un papa cammina solo nel sagrato di San Pietro deserto, si accinge alla venerazione di una croce lignea miracolosa, la pioggia cade battente. La folla esalta, applaude … e dal silenzio una domanda “Qual è il senso profondo di questo gesto?”. In molti ci accontenteremo della consueta espressione: “è toccante”.

E così rimane, semplicemente toccante.

Rimarrà toccante leggere #nessunodeverestareindietro.

Rimarrà toccante leggere #andràtuttobene e #celafaremo.

Ti assicuro che la conclusione della storia di Gesù di Nazareth è ancora più… “toccante”.

Questa settimana siamo chiamati ad andare oltre l’emozione toccante, anzi lasciamoci “spostare”, “scuotere” e “stravolgere” da questo tocco. Prepariamoci a fare una Pasqua vera: pesach (termine ebraico che vuol dire passare, oltrepassare), è il passaggio che gli ebrei compirono dalla schiavitù alla liberazione avvenuta intorno al 1200 a.C., il passaggio che Cristo compì dalla morte alla vita al di là della morte.

Il periodo storico che stiamo vivendo è favorevole: “le svolte” avvengono solo quando si rallenta.

La mia vita deve cambiare in meglio, deve compiersi un passaggio concreto verso la luce, verità e autenticità. Un cambiamento concreto della mia persona, delle mie scelte di vita, delle mie relazioni, del mio modo di amare le persone a me vicine, del mio modo di stimare me stesso, di credere nelle mie capacità, di guardare la storia della mia vita come una rinascita, come un riscatto, l’eliminazione della parola “ormai” dal mio vocabolario.

  1. Verso il perdono di sé stessi

Giuda, uno dei discepoli, fu comprato dai capi dei sacerdoti con trenta denari perché consegnasse Gesù di Nazareth alle guardie. Il piano riuscì perfettamente. Durante la notte, Giuda bacio Gesù, dietro a lui le guardie. Quello era il segno. Un tradimento che violentò uno dei gesti più dolci e sublimi che una creatura umana possa compiere. Il bacio, che richiama al comportamento di alimentazione dei neonati nel periodo di allettamento, era il luogo di nutrimento nel quale Giuda ricevette amore da colui che continuava a chiamarlo «amico» mentre veniva tradito.

È una scena drammatica. Ogni qualvolta “utilizziamo” un gesto di amore senza amore, ogniqualvolta manipoliamo la realtà, addirittura sfruttiamo i sentimenti e gli affetti per secondi fini, per scopi personali, magari nella totale innocenza di colui o colei che ci guarda negli occhi e continua ad amarci, a chiamarci «amico».

Il risveglio della coscienza è drammatico. Il rimorso di Giuda viene descritto dall’autore biblico con il verbo meta-melo, ossia “inversione”, rispetto a ciò di cui si “ha cura”, “interesse”. Giuda si accorge del male commesso a colui che gli stava a cuore. In altre parole: prende coscienza di aver tradito la verità presente nel suo cuore. Il suo dolore supera l’eco delle parole di Gesù che, mentre veniva tradito, continuava a chiamarlo “amico amato”. E la fa finita.

Nonostante il più grande tradimento, nonostante l’errore più grande che hai commesso nella tua vita, Dio non smetterà mai ti chiamarti «amico amato», oltre ogni logica umana.

  1. Prepariamoci ad essere stravolti

Gesù di Nazareth morì sulla croce. Per asfissia, quando per la stanchezza, per il freddo, per il dissanguamento causato dalle ferite inferte non poteva più reggersi sulle gambe, le crisi respiratorie lo condussero ad una morte lenta e agonizzante.

Commosso il mio pensiero mi riporta all’oggi, alle difficoltà respiratorie che migliaia di uomini e donne stanno affrontando a causa nel virus che conosciamo tutti. Percepisco la sofferenza della solitudine e del senso di impotenza dinanzi a questo male.

Ma.

Non dimentichiamoci che nella nostra società, non sono mai mancati i “crocifissi”. Mentre i riflettori mass-mediatici erano accesi sui “gossip del momento”, sul “problema della raccolta differenziata”, sulle “blateranti campagne elettorali” … tanti, ma veramente tanti uomini e donne, bambini e anziani, entravano in “crisi respiratoria”, appesi alle croci di ingiustizia, solitudine, abbandono, ignorate dalla nostra società attratta dai numeri, dalla “cronaca delle visualizzazioni”.

L’evangelista ci regala una immagine straordinaria: «la terra fu scossa», letteralmente potremo dire che la terra fu “sconvolta”, “agitata”, “molestata”. Fu la natura a dire al mondo intero che sulla croce stava morendo Gesù di Nazareth.

Per ogni Cristo in croce, per ogni fratello che fa fatica a rimanere in vita, per ogni fratello dissanguato dal nostro cinismo, dalla nostra distrazione, la terra trema, la nostra comodità, le nostre certezze vengono squarciate.

Oggi la natura ci sta ricordando che siamo umani.

Oggi la natura ci sta dimostrando che con i nostri patrimoni non siamo stati in grado di eliminare la croce dall’esperienza umana.

Oggi la natura ci sta dicendo di prenderci cura dei crocifissi.

… Anche quando su di essi si spegneranno i riflettori mediatici, quando gli hashtag non saranno più così toccanti.

Non facciamo finta di nulla.

Davide Curreli

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