“La peste” di Camus: un piccolo assaggio di libertà

Quando ho iniziato questa quarantena mi si sono illuminate due strade davanti a me. La prima: passare dal letto al divano e dal divano al letto cercando disperatamente un modo per non fare nulla e stare su Facebook a lamentarmi del tempo che non passa; la seconda di approfittare di questo tempo di reclusione forzata per fare tutte quelle piccole cose che nella mia quotidianità non riesco a fare, o meglio, non come vorrei. Prima fra tutte: leggere!

Ma onde evitare di passare giorni interi a scegliere cosa leggere, per poi ricadere sempre sui soliti libri, mi sono lasciata guidare, e ho iniziato con un libro talmente attuale che potrebbe essere un oracolo, un libro che mi ha regalato tanto su cui riflettere, ma che mi ha donato anche tanta speranza.

Si tratta di La Peste di Albert Camus (1913-1960), premio Nobel per la letteratura nel 1957 “per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo”.

La Peste è un romanzo del 1947 che si svolge ad Orano in Algeria, che se nella realtà è una città costiera meravigliosa, nel racconto viene presentata come “brutta e di aspetto tranquillo”. La città viene improvvisamente sconvolta dall’invasione di ratti che causano un’epidemia di peste che la rende una cittadina maledetta, in stile Antico Testamento. L’avvento della peste decimerà pian piano la popolazione, che in un primo momento rifiuterà di considerare l’epidemia una vera pestilenza, e che poi comincerà ad impazzire e a perdersi nelle frivolezze della vita quotidiana. Vi ricorda qualcosa?

È un libro estremamente descrittivo che mi ha permesso di entrare dentro la storia, di poterci camminare e di vivere attraverso gli occhi del narratore tutti gli eventi, sentirli miei, di entrare dentro la vita dei personaggi quasi come se li conoscessi, come se fossero miei amici, miei vicini di casa. Un libro che mi ha lasciato con il fiato sospeso, fino a gustare il sapore della libertà, della sconfitta di questo male e del ritorno alla normalità.

La peste di Orano è una metafora di ogni condizione umana prigioniera del proprio destino: epidemie, guerre, dittature trasformano la storia e i singoli individui in sofferenza pura, cieca e disperata. Solo la solidarietà aiuta a resistere, suggerisce Camus attraverso il comportamento di Rieux, protagonista indiscusso, capace, di fronte a un male che appare invincibile, di organizzare azioni di solidarietà collettiva, di resistenza attiva, di profonda umanità.

È un libro che consiglio fortemente, per chi, come me, in questi giorni pieni di negatività cerca una luce, un sospiro di sollievo, un briciolo di positività, o un piccolo assaggio di libertà.

Cloé Scano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *