“Chi segue Dio non perde nulla”

A chi di noi non è mai capitato di incontrare un sacerdote? Magari è un nostro amico, o magari il nostro parroco o semplicemente abbiamo visto un ragazzo con la camicia ed il colletto bianco camminare per strada assorto nei suoi pensieri come tanti di noi.
Certo, diverse domande ci sono passate per la mente davanti a quella visione, ma magari la poca confidenza e il non voler risultare invadenti ci hanno fermato quando eravamo lì lì per esporre i nostri dubbi; ad esempio sappiamo che tipo di studi e di “scuola” si deve fare per diventare prete? Cosa ci racconterebbe di sè un ragazzo che compie il suo tragitto verso il sacerdozio? Oggi proviamo a scoprire proprio questo: dialogheremo infatti con Sebastiano: un giovane seminarista del Pontificio Seminario Regionale Sardo e gli porgeremo quei quesiti che spesso ci incuriosiscono ma che altrettanto spesso ci teniamo dentro.

Ciao Sebastiano, ti va di raccontarmi come è nata o come hai scoperto, che nella tua vita, qualcosa tendeva a un percorso diverso dal solito?

Certo! Inizio col presentarmi: sono Sebastiano Marrone di Buddusò, ho 20 anni e sono seminarista da 10. Sono nato e cresciuto in una famiglia cristiana che da sempre mi ha fatto conoscere la figura di Gesù Cristo; un giorno, nel 2008, durante un pellegrinaggio, sentì un desiderio dentro me, un desiderio che anche rientrato a casa, si affievolì ma non si spense. Dal giorno la mia vita in parrocchia si intensificò, divenni chierichetto e quel desiderio di incontrare Gesù Sacramento, continuava a vivere in me. Al termine delle elementari il mio parroco mi propose un campo vocazionale e da allora decisi di intraprendere il percorso che tuttora seguo: nel 2010, entrai in seminario.

Voglio inoltre specificare che per me la vocazione è qualcosa che Dio ci dona fin dalla nascita e sta a noi, crescendo scoprirla ma sopratutto “sposarla”!

Dunque hai fatto il seminario minore (il periodo di seminario che comprende la fascia d’età delle scuole medie\superiori), ti sei mai pentito di questa scelta? Entrare direttamente al seminario regionale (periodo di seminario che inizia una volta terminate le scuole superiori) sarebbe stata un’idea migliore?

Assolutamente no, considero i miei 8 anni di seminario minore una benedizione: un’occasione per porre solide e profonde radici a quello che sarebbe stato e sarà il mio cammino di seminarista, anche grazie alle guide sagge e amorevoli che ho avuto durante quel periodo! Certo ho incontrato anche periodi difficili, dubbi e anche innamoramenti, ma andando avanti ho sempre capito che ciò che volevo e ciò che mi rendeva pienamente felice, era la mia strada verso il sacerdozio.

Sicuramente una scelta che rinnovi ogni giorno, ma come riesci a rinnovarla e a conciliare la tua vita di seminarista con la tua vita di ventenne, immerso come ogni altro giovane, nella società di oggi?

Inizio col sottolineare che ogni seminarista e ogni prete è prima di tutto un uomo con le sue passioni, le sue debolezze e le sue meravigliose ed uniche capacità, come ogni uomo chiamato a vivere questo mondo in modo sano e responsabile e a camminare in questo tempo, cercando di migliorarlo ogni giorno. Detto ciò ritengo che ognuno di noi con la sua personale vocazione sia chiamato a vivere intensamente le passioni che fanno battere il proprio cuore seppur tenendolo ordinato.

Un’altra cosa fondamentale è coltivare relazioni e amicizie, sincere e profonde.

Certamente un consiglio che vale per tutti! Invece come hanno reagito i tuoi familiari, i tuoi amici e le persone a te più vicine alla notizia della tua scelta?

Comunica la mia scelta inizialmente alla mia famiglia e ricordo che l’accolsero con gioia, di certo non sarà stato facile lasciar intraprendere una vita lontano da casa ad un giovanissimo ragazzo di 10 anni e proprio per questo ringrazio ancora di più i miei genitori, perché hanno posto la mia gioia e la mia scelta prima della loro e non solo mi hanno accompagnato e mi accompagnano tutt’ora in questo cammino, ma sono stati veicolo del dono più bello che Dio ci fa: la fede in Lui!

Anche i miei amici accettarono con gioia questa mia decisione, e anzi ho già qualche richiesta per celebrare futuri matrimoni e battesimi! [ride ndr.].

Ci spiegheresti come è strutturata la giornata tipo in seminario?

Certo, ve lo spiego in maniera sintetica: ogni mattina ci svegliamo e alle 7:00 dobbiamo essere in cappella per la celebrazione della Santa Messa; fino alle 12:30 la mattinata è impegnata con le lezioni presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna; alle 13:30 celebriamo insieme l’ora media [preghiera che si recita verso l’ora di pranzo]. Da dopo pranzo fino alle 18:45 ci dedichiamo allo studio, alle 19 ci ritroviamo tutti insieme per la preghiera comunitaria e alle 20 ci attende la cena.

Un pregio e un difetto dell’essere seminarista oggi…

Mi viene da dire che essere seminarista oggi non abbia “pregi” o “difetti” ma piuttosto dei “doveri”: oserei dire “doveri piacevoli” in quanto ci conducono a portare momenti di serenità nel nostro oggi ma soprattutto ci permettono di testimoniare attraverso la nostra vita che chi segue Dio non perde nulla, anzi: ne trae beneficio! Come ogni vocazione anche quella sacerdotale presenta le sue difficoltà, le sue salite, ma una volta superate, queste non faranno altro che renderci uomini più forti!

Carla De Agostini

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