Covid-19: la ricerca di una cura passa anche per Cagliari

Non solo prevenzione e misure di sicurezza. La lotta al Coronavirus passa anche per il lavoro di scienziati che stanno facendo tutto il possibile per trovare un vaccino e una cura. Anche l’Università di Cagliari è in prima linea in questa attività di ricerca. Ne abbiamo parlato con il virologo Enzo Tramontano che insieme ai suoi collaboratori si sta occupando della questione.

Prof. Tramontano, in queste ore si ha l’impressione di essere entrati in una fase molto più drammatica della lotta al Coronavirus. Come è il suo stato d’animo in queste ore? È preoccupato?

Non sono preoccupato, anche se il livello di allerta è aumentato. È molto importante però che tutti noi prendiamo molto sul serio le indicazioni sanitarie che sono state date, dal lavarsi le mani, al mantenere un po’ le distanze e così via. Può essere un sacrificio, ma è necessario a ridurre la diffusione del virus, per cui penso che siano atteggiamenti che occorre responsabilmente acquisire per il bene delle comunità.

Prevenire è fondamentale, ma tutti stiamo sperando che si trovi presto una cura. Anche nel vostro laboratorio a Monserrato vi state occupando del problema, grazie ai fondi dell’Unione Europea. Quale è l’obiettivo? Che pista seguirete?

Si, il nostro laboratorio presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari parteciperà ad un progetto per identificare dei farmaci per curare l’infezione. Partiremo dallo studiare i farmaci che già sono approvati per curare altre patologie e continueremo con lo studio di nuove molecole che possano essere più efficaci.

Lavorerete in rete con altri laboratori in Italia o nel mondo?

Si, come spesso in questi casi, si tratta di una collaborazione europea guidata dalla Dompè, con un cospicuo numero di gruppi di ricerca italiani, ma anche gruppi svizzeri, belgi, tedeschi, spagnoli etc. Ognuno con un compito ed una sua specialità. In questo network ci sono alcuni gruppi di virologi come quello dell’Ospedale Spallanzani di Roma, quello dell’Università Cattolica di Lovanio ed il nostro, e poi gruppi con expertise diverso, dagli esperti in bioinformatica, ai chimici farmaceutici e così via.

Se si dovesse individuare una cura quali sarebbero i tempi perché possa essere concretamente applicata ai malati?

Se trovassimo che un farmaco già approvato o in fase di sperimentazione ha una efficacia sul virus l’applicazione sarebbe molto rapida, perché tutte le fasi di valutazione sulla sicurezza del farmaco sarebbero state già fatte. Se invece fosse identificata una nuova molecola, allora occorrerebbe fare più fasi sperimentali per dimostrarne la non tossicità per l’uomo e richiederebbe quindi più tempo.

Altri scienziati italiani invece stanno lavorando a un vaccino… possiamo dire che l’Italia sia all’avanguardia nella ricerca di un rimedio al Coronavirus?

L’Italia ha senz’altro numerosi gruppi di ricerca capaci di lavorare sui vaccini. Certo possiamo dire che l’Italia è in prima linea nel cercare un rimedio per contrastare l’epidemia.

Si tratta di una situazione totalmente inedita? O in passato si sono presentate situazioni analoghe?

Se si riferisce al fatto che un virus possa fare un salto di specie, come in questo caso, si tratta di un processo che è accaduto molte volte e quindi non è inedito. In questo caso, probabilmente, un virus che normalmente si trova nei pipistrelli è cambiato ed è stato in grado di infettare un altro mammifero. In questo animale il virus si è ancora mutato ed è diventato capace di infettare un’altra specie, l’uomo. Per questo virus l’uomo è stato un ospite completamente nuovo, per cui nessuno aveva già sviluppato le difese per il virus, ed è questa una delle ragioni della sua rapida diffusione. La grande novità è l’interconnessione globale che ormai ci caratterizza, sia dal punto di vista dello spostamento delle persone che della diffusione delle notizie. Mi sembra che la situazione attuale sia figlia dell’insieme di questi aspetti.

Si può fare qualche ipotesi sul prossimo futuro?

È molto difficile prevedere scenari in una situazione di tale continua evoluzione della diffusione dell’epidemia. Tutti noi ci auguriamo che questa emergenza termini al più presto, e per questo l’attenersi alle indicazioni sanitarie date dal governo è molto importante anche se a volte costringono a cambiare le nostre abitudini.

Davide Meloni

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