“Cara professoressa…”: Susanna Tamaro e l’arte di educare

Siamo troppo presi dalle emergenze e spesso ci dimentichiamo delle priorità. E la priorità oggi si chiama educazione. Questo sembra essere il messaggio che Susanna Tamaro, una delle scrittrici italiane più famose al mondo, racchiude in una lunga lettera a un’insegnante pubblicata dall’editrice Solferino col titolo “Alzare lo sguardo”.

Si tratta di un testo provocatorio e controcorrente perché, in un’epoca che ha fatto dell’antiautoritarismo una bandiera, ha il coraggio di dire che, oggi come non mai, i giovani hanno bisogno dell’autorevolezza e del ruolo di guida degli insegnanti.

La Tamaro ha il merito di saper leggere il tempo che stiamo vivendo, senza demonizzarlo ma anche senza aver paura di dire quello che il nostro momento storico, dominato dall’ossessione per l’efficienza e dall’imperativo del divertimento, sta perdendo: la cultura del silenzio, del pensare in profondità, delle domande sul mondo, sulla vita, su Dio. Un’epoca che ha smesso di pensare che educare le nuove generazioni sia una cosa essenziale e che fatica sempre di più a “discernere ogni giorno e con pazienza ciò che è importante da ciò che non lo è”.

È proprio in un momento storico come il nostro che gli insegnanti non devono aver paura di essere “salmoni che nuotano controcorrente” in un mondo in cui sembra risuonare un unico ritornello: “Lascia perdere”.

Con uno stile meditativo e un linguaggio delicato l’autrice indica l’unica strada che il nostro mondo occidentale deve percorrere se non vuole cadere in una nuova barbarie: “Il diritto di crescere, il dovere di educare”. Una necessità che tutti abbiamo il dovere di riscoprire, visto che la professione di insegnante sta conoscendo in Italia una svalutazione senza precedenti. Proviamo a chiedere a qualunque liceale se sta almeno valutando l’idea di diventare insegnante. Nessuno risponderà di sì, e qualcosa questo vorrà pur dire. A questo proposito la Tamaro ritiene che “il relativismo post-moderno ha spezzato il patto tra le generazioni” e che “sia giunto il tempo di assumersi la responsabilità di riallacciarlo. Siamo in bilico su una grande svolta antropologica e storica. Da un lato c’è un baratro, dall’altro la possibilità di una straordinaria rinascita”.

Introdurre le persone alla bellezza, al senso, all’idea di una personale strada che ognuno deve trovare per il bene non solo proprio ma del mondo intero, al fatto che ciascuno dovrà rendere conto della propria vita. Questo è chiamato a fare un insegnante.

Grazie Susanna, c’è bisogno di sentircelo dire un po’ più spesso.

Davide Meloni

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