L’arcivescovo Baturi incontra gli universitari

«Lei ha studiato Giurisprudenza in una facoltà pubblica. Come ha vissuto la sua esperienza di fede negli anni dell’università? Cosa si sentirebbe di consigliarci?»; «Cosa ci aiuta a vincere l’indifferenza che incontriamo tra i nostri colleghi nei confronti della fede?»; «Come fare politica rimanendo fedeli ai propri valori cristiani?»; «Cosa aiuta a vivere la fede come qualcosa che attrae?»; «Cosa pensa della sconcertante mancanza di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa?»; «Come testimoniare la fede a persone che hanno alle spalle una pessima esperienza in parrocchia?».

Sono solo alcune delle domande che lo scorso 14 febbraio gli studenti universitari hanno rivolto a Mons. Baturi nel corso di un’assemblea dal tema “Chiesa in corso o fuori corso?”. L’evento, organizzato dai ragazzi della Pastorale Universitaria di Cagliari, ha avuto luogo nella sala Benedetto XVI del College Universitario Sant’Efisio e ha visto la partecipazione di circa settanta studenti dell’ateneo cagliaritano.

Più di un’ora e mezza di dialogo libero, in cui i ragazzi presenti (ma non solo, qualcuno ha inviato una domanda attraverso i social) hanno conversato col loro nuovo arcivescovo senza formalismi e timori reverenziali. Il tema era la possibilità di vivere da cristiani in un momento storico così particolare e in un ambiente laico come quello dell’università. Si respirava tra i presenti il desiderio di una fede viva, che faccia i conti con le loro speranza e difficoltà; una fede che sia vivibile in tempi così difficili da decifrare e nello stesso tempo così bisognosi della vita nuova che solo Cristo può donare.

Nel rispondere Mons. Baturi ha evitato ogni discorso cattedratico, rivolgendosi piuttosto alla libertà degli interlocutori e provocandoli e diventare protagonisti di una nuova stagione per la Chiesa, una Chiesa che necessariamente dovrà abbandonare strutture, stili e linguaggi non più adatti alla società contemporanea: «Alcuni paradigmi si stanno rivelando inefficaci e dobbiamo trovarne di nuovi. Ciò significa abbandonare una certa retorica del “siamo abbandonati a noi stessi” o del “siamo nati in un momento sbagliato della storia”. E se invece fosse questo il momento in cui voi dovete individuare strade nuove, inedite, che noi non siamo riusciti a trovare? Bisogna credere nella Provvidenza: siamo nati in questo tempo perché siamo chiamati a parlare a questi uomini. Perciò ci sono tante cose da capire, approfondire, rielaborare, e insieme possiamo provare a farlo».

Gli anni dell’università – ha affermato l’arcivescovo – sono particolarmente propizi in questo senso, perché si ha la possibilità di vivere in un ambiente che, per sua stessa vocazione, esiste per cercare la verità e capire il perché delle cose. Un tempo di incontri significativi che sostengano i ragazzi nella ricerca della loro personale vocazione e nell’impegno per cambiare la realtà e rendere più bella e umana la vita delle persone.

Davide Meloni

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