Sempre meno figli in Italia: una bella notizia?

Puntuale come ogni anno è arrivato ieri il rapporto dell’ISTAT sulla natalità in Italia. E puntuale come ogni anno fotografa un paese sempre più vecchio e in drammatico calo demografico (per dare qualche numero: la popolazione italiana è scesa di 116.000 persone, pari agli interi abitanti di città come Trento o Vicenza). Una situazione che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito come “un problema che indebolisce il nostro paese e che ne mina la sua stessa esistenza”. Parole accorate, cariche di ansia per un futuro sempre più incerto e dai toni allarmistici.

Ma perché una natalità così bassa dovrebbe essere un problema? Non dovremmo invece rallegrarci di questi numeri? Nell’esasperata attenzione che si da all’ambiente questa è una bellissima notizia: meno figli, meno inquinamento. E soprattutto: meno persone, più risorse. D’altronde è ciò che la teoria malthusiana afferma, sposata dalla mentalità della nostra società (basti pensare che è solo di qualche giorno fa la notizia che il comune di Cremona ha consigliato espressamente, tra le quattro azioni individuali per mitigare i cambiamenti climatici, di fare meno figli). L’alternativa all’aumento della popolazione sarebbe cambiare il proprio stile di vita: ma chi realmente vuole rinunciare a tutte le comodità che il progresso ci ha messo a disposizione?

Il punto è proprio questo: tutta la nostra società è costruita e si basa sul principio egoistico e individualista del benessere personale. E questo non è di per sé un male: non c’è di per sé nulla di sbagliato a concepire la propria esistenza alla ricerca del proprio benessere (chi di noi vorrebbe per sé altrimenti?). La nostra società mira al benessere personale e individualista, ed è ciò che ognuno di noi ricerca. Ma se ciò è vero tale deduzione è inevitabile: la scarsa natalità è una bellissima notizia. Perché, a parità di risorse, la divisione dà un prodotto ben più alto se si è in pochi: dividersi 100 euro in tre persone è ben più vantaggioso che dividersi la stessa banconota in dieci.

Dobbiamo allora interrogarci su ciò che vogliamo essere e su che società vogliamo costruire. Il principio consumistico della nostra società e il mito sempre più esasperato dell’ambiente esprimono già dei criteri che vanno verso la dissoluzione del fondamento che ha sempre retto e costituito la nostra società: la famiglia. Non a caso il Presidente Mattarella ha espresso tutta la sua preoccupazione a riguardo: “la scarsa natalità è un abbassamento delle famiglie”, le quali costituiscono il vero “tessuto connettivo” della società italiana: “le famiglie sono l’Italia”. La scarsa natalità, ha sottolineato il Presidente, “determina che il tessuto del nostro Paese si indebolisce”; per questo “va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno”. La ricetta è presto detta: dall’individuo alla famiglia. Dal benessere personale alla responsabilità della famiglia. Dal bene del Sé al sacrificio per l’Altro. Qui si gioca il futuro dell’Italia e del pianeta. Perché è nella famiglia che si scopre la condizione di possibilità per un vero benessere, non più individuale, ma collettivo. La politica dovrebbe allora avere come sua priorità la famiglia ed attuare ogni forma di sostegno economico e sociale per la sua realizzazione.

Se si comprendesse tutta l’importanza e la portata che la famiglia può avere per la società, allora si potrebbero (e si dovrebbero) ripensare tutti i “grandi successi” della nostra “civiltà”: divorzio, convivenza e, non ultimo, l’aborto.

Diego Zanda

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