Defibrillatori in Cittadella: salvare vite è possibile

Venerdì 24 gennaio Alberto Nori, stimato docente di Logopedia, è morto per un arresto cardiaco in un corridoio della Cittadella Universitaria di Monserrato. Proprio accanto al Policlinico.

Sebbene talvolta i minuti possano sembrarci ore, in seguito ad un arresto cardiaco ogni minuto che passa riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza; ogni minuto è di vitale importanza in quanto nessun servizio d’emergenza è in grado di intervenire in tempo realmente utile. L’importanza del defibrillatore in questo scenario è dunque paragonabile a quella di un estintore in caso di incendio.

Il defibrillatore automatico esterno (DAE) è un dispositivo che invia una scarica elettrica ad alto voltaggio il cui scopo è quello di riportare il cuore al suo normale ritmo. In Italia le vittime di arresto cardiaco sono circa 60.000 ogni anno e oltre l’80% dei decessi avviene lontano da ospedali e strutture sanitarie: a casa, negli uffici pubblici, nelle strade, sul lavoro, non dà segni premonitori e colpisce chiunque. L’unico trattamento efficace di un arresto cardiaco è una rapida rianimazione cardiopolmonare. Grazie alla diffusione dei defibrillatori il tasso di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco è passato da poco meno del 5% a oltre il 50%.

Venerdì scorso però non è bastato, nonostante il pronto soccorso è mancato un defibrillatore a portata di mano. Come possiamo risolvere questa situazione nel “piccolo” del nostro ambiente universitario?

“I DAE ci sono ma sono troppo pochi e c’è poca informazione. È fondamentale aumentarne il numero, renderli più accessibili ed avere del personale formato per intervenire tempestivamente” Spiega Pietro Ennas, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione di Unica, e continua: “Insomma, anche se non c’è l’obbligo di legge – il DDL S. 1441 non è ancora stato ancora approvato – bisogna avviare un percorso ed è quello che abbiamo chiesto al Rettore, con una mozione nella seduta del Senato Accademico di mercoledì 28 gennaio”.

Riflettendoci, quanti sanno dove si trova il defibrillatore più vicino alla propria abitazione, aula o ufficio? È realistico immaginarne uno accanto ad ogni estintore? Quanti sanno che l’uso di un defibrillatore richiede un corso di formazione e una certificazione che generalmente l’Università non è autorizzata a rilasciare, neanche agli studenti delle professioni sanitarie? Quanti sono formati in ambienti lavorativi o universitari?

È pressoché impossibile trovare aspetti positivi in simili disgrazie, ed è sconfortante constatare che ancora una volta solo un evento tragico possa aver smosso le coscienze.

Gli studenti si sono infatti mobilitati con tutti i loro mezzi: petizioni online e cartacee, mozioni e sollecitazioni a chi di dovere. La Rettrice si è dimostrata sensibile al tema e disponibile a collaborare, rispondendo positivamente alle richieste e assicurando l’aumento dei DAE, dell’informazione e delle competenze che i corsi di Primo Soccorso, seguiti da decenni da personale e studenti, forniscono. Forse è poco, probabilmente non basterà, ma è comunque una vittoria, ed è bello vedere ancora una volta gli studenti uniti per essere “aiutati ad aiutare”.

Marta Lao

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