“Mai più!”: Ieri un convegno a Cagliari su memoria e luoghi della Shoah

“La chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza. Quando credi che una cosa non ti tocchi, non c’è limite all’orrore”. Così si è espressa Liliana Segre, sopravvissuta all’olocausto e senatrice a vita dal 2018.

Indifferenza e intolleranza sono state le parole chiave del convegno “Memoria e luoghi della Shoah”, tenutosi il 27 gennaio scorso nella facoltà di Studi Umanistici di Cagliari in conclusione delle varie manifestazioni messe in atto per la giornata della memoria.

Già dai primi ringraziamenti e saluti del prefetto di Cagliari Bruno Corda e della rettrice Maria Del Zompo è chiaro l’obiettivo del convegno: non semplicemente quello di parlare della Shoah, ma soprattutto quello di responsabilizzare e mettere in guardia la comunità su un fenomeno che sembra molto lontano da noi ma che in realtà, in forme diverse, sta prendendo vita nuovamente. Si è parlato di Specie umana, come unica specie, e di come le razze umane non esistano. Si è parlato di intolleranza verso chi è diverso, verso chi ha una cultura diversa, o semplicemente un’idea diversa dalla nostra, mentre dovremmo educarci alla tolleranza, alla comunicazione delle idee e puntare ad una vera e propria sinergia delle nostre differenze verso la multiculturalità.

Gli interventi principali sono stati di Valerio De Cesaris e Andrea Corsale, entrambi molto interessanti, chiari e per nulla scontati.

Andrea Corsale, ha parlato dei luoghi della Shoah, ieri e oggi, attraverso un percorso di foto, soffermandosi principalmente sulla Polonia. Lo storico Valerio De Cesaris, ha trattato l’evoluzione dell’odio verso gli ebrei e della nascita del termine antisemitismo. In pochi minuti è riuscito a spiegare, come il razzismo verso gli ebrei non sia nato in Germania, non sia un atteggiamento emerso solo con Hitler o con Mussolini, ma che tutta l’Europa fosse percorsa dall’antisemitismo.

Si pensi ad esempio a una cattiva interpretazione che è stata fatta del versetto 27,25 del Vangelo di Matteo: “Il suo sangue ricada su di noi e sopra i nostri figli”. Solo nel 1963, con il Concilio Vaticano II, è stata proclamata l’innocenza del popolo ebraico in ordine all’uccisione di Gesù Cristo. Ha inoltre trattato del presunto complotto giudaico per il dominio del mondo, che all’epoca si riteneva confermato dai “Protocolli dei Savi di Sion”, un falso documento prodotto dalla polizia zarista nel 1903, e di come l’odio secolare, il razzismo, il nazionalismo (mentre ebrei e rom erano un popolo senza terra), mischiati al pregiudizio, abbiamo dato il “la” alla storia che tutti noi conosciamo. Ha concluso il suo intervento parlando dell’utilizzo del termine “legittima difesa” usato già nella propaganda nazista e fascista, che però anche oggi troviamo e sentiamo quotidianamente, e di come anche frasi come “i migranti portano malattie” possano essere un primo passo verso il punto di non ritorno.

Il convegno è stato sicuramente ben curato, sono state pronunciate parole che non possono lasciare indifferenti, e posso personalmente dire che ha raggiunto il suo scopo.

Andando via non posso non riflettere sulle mie azioni quotidiane e chiedermi: quante volte sono stata indifferente? Quante volte le mie parole e le mie azioni hanno dimostrato intolleranza? Forse la giornata della memoria dovrebbe servire proprio a questo; forse invece di pensare solo al male passato, dovremmo iniziare a pensare a come noi agiamo e a come non ricadere negli errori dei nostri avi. Come ha detto qualche anno fa papa Francesco: “Siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più!”

Cloé Scano

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