La divisione tra i cristiani e il vero principio dell’unità

La divisione dei cristiani… Che scandalo! Possibile che ancora oggi, in un mondo sempre più frammentato e pluralista, i cristiani non riescano ad essere un segno di unità nell’unica Chiesa di Cristo? Non v’è alcun dubbio: v’è da porvi rimedio. Un rimedio che però manca da anni, anzi, da secoli di divisioni sempre più marcate. Che senso ha allora per noi cristiani, come ogni anno da divisi, riunirci ancora una volta in preghiera sotto il motto «ut unum sint»? (Gv 17, 21)? Che significa, oggi, per noi cristiani divisi, poter essere “una sola cosa”? E soprattutto, da dove ripartire per poter di nuovo essere “una cosa sola”? Senza entrare nel merito di una questione così grande quanto complessa quale è il dialogo ecumenico, proponiamo qualche considerazione a mo’ di suggestione. E lo facciamo ecumenicamente a partire da tre grandi teologi: il cattolico Balthasar, il protestante Barth, l’ortodosso Solovëv.

Nell’opera La verità è sinfonica, Balthasar afferma: «La verità non è una cosa e neppure un sistema. La verità è Uno; la verità è Cristo». La verità non è qualcosa, ma una persona, che ha il nome ed il volto di Gesù Cristo. Da questa provocazione la prima considerazione: il principio dell’unità nella verità non è una dottrina, ma l’esistenza, la presenza e l’azione di Gesù Cristo nella sua Chiesa. «Il Cristo non si lascia mai racchiudere in formule. Il principio dell’unità che è Cristo non è a disposizione dell’uomo». Gesù non si deve capire, ma conoscere, non si deve studiare, ma vivere.

Nella sua opera principale, la dogmatica ecclesiastica, Barth fa eco al suo connazionale con queste parole: «La Chiesa, in cui si vive la vera religione, è lo spazio sacramentale, creato dallo Spirito Santo, in cui parla la Parola incarnata». L’esperienza di Cristo è un’esperienza ecclesiale. Ma questa esperienza non è fine a sé stessa: la Chiesa è l’espressione della vera religione nella misura in cui in essa e solo in essa si fa esperienza della presenza salvifica di Cristo. Essa diventa così l’ecclesia dei Figli di Dio, chiamati ad essere segno visibile della nuova vita in Cristo. Da qui la seconda considerazione: la Chiesa è tale nella misura in cui ci sono Figli che godono e vivono della salvezza di Cristo. Non è lo sforzo dell’uomo che fa la Chiesa, ma la grazia e la fede in Gesù Cristo. L’unità della Chiesa è pertanto la vita in Cristo, ovvero la comunione donataci col battesimo.

Significativo è infine il messaggio del racconto dell’Anticristo di Solovëv. All’imperatore del mondo, sorto come sovrano di pace e giustizia, i cristiani delle tre confessioni riuniti in concilio ecumenico rivolgono questa precisa richiesta: «Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui. Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo. E alla tua domanda che puoi tu fare per noi, eccoti la nostra precisa risposta: confessa, qui ora davanti a noi, Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, che è resuscitato e che verrà di nuovo; confessalo e noi ti accoglieremo con amore, come il vero precursore del suo secondo glorioso avvento». Al rifiuto furibondo dell’imperatore i cristiani riconoscono in lui l’Anticristo; rinnegato l’imperatore, i cristiani, nel nome di Gesù Cristo, tornano nell’unica chiesa guidata dal papa. Significativa una tale conclusione da parte di un ortodosso (e di un ortodosso dell’Ottocento); ma non è tanto la chiusa che ci interessa, quanto il principio che sottende al discorso rivolto all’imperatore: i cristiani sono tali esclusivamente per Gesù Cristo. I cristiani possono dirsi “una cosa sola” solo e soltanto nella professione e nella fede in Gesù Cristo quale loro salvatore. Questa la terza ed ultima considerazione: il punto è che forse ieri come oggi noi cristiani abbiamo perso l’essenziale su cui fondare la nostra unione. Non può essere, come un tempo, una dottrina o una concezione socio-politica ciò che ci deve tenere insieme; né può essere, come succede oggi, l’ambiente, il clima, la giustizia sociale, e neppure valori fondamentali e condivisi quali la lotta per la vita contro eutanasia e aborto, il collante che ci unisce in quanto cristiani. Soltanto ed esclusivamente la persona e la fede in Gesù Cristo può essere l’unico ed esclusivo principio di unità e il solo punto di partenza per poter essere – non diventare! – e dirci “una cosa sola”.

La preghiera ecumenica nella settimana per l’unità dei cristiani è speranza e segno visibile che questa unità non solo è possibile, ma, in Cristo, in un qualche modo, già reale.

Diego Zanda

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