Il Natale e quel Dio che non si dimentica di noi

Circa duemila anni fa, a Betlemme, nacque un bambino. Fu chiamato Gesù.

Oggi i cristiani celebrano la festa di un evento che cambierà la storia dell’umanità. I racconti dei testimoni ci parleranno di un bambino che, crescendo, diventerà la “presenza di Dio” nella storia umana. La percorse per circa trentacinque anni, fin quando le autorità del tempo decisero di ucciderlo. Per molti fu salvezza, per coloro che vivevano una vita “stanca e senza passione” divenne guida, per i lebbrosi fu amico, per coloro che avevano sbagliato fu perdono, per i poveri e gli ultimi divenne affetto, per gli oppressi fu sostegno, per coloro che erano sprofondati nella disperazione divenne speranza. Storie straordinarie, germogli di rinascita seminati in una terra martoriata dal male, dalla crudeltà, dall’odio.

Possiamo guardare questo passato così lontano, celebrando una “inutile memoria dello straordinario”, mentre anestetizziamo la nostra ragione convincendoci che oggi è di nuovo Natale se parteciperemo alla Santa Messa, se avremo addobbato il presepe, se “ci sentiremo più buoni”, oppure se presenteremo i nostri regali come un dono di Gesù Bambino piuttosto che di babbo Natale.

In fin dei conti le origini di questa festa sono piuttosto distaccate dall’evento storico di Gesù di Nazareth. Il primo documento che attesta la festa del Natale cristiano si colloca nell’anno 354 d.C. quando la festa pagana del Solstizio d’inverno, la nascita del nuovo sole e la celebrazione della dea Mitra, fu sostituita dalla celebrazione della nascita di Gesù come Sole, Luce nuova del mondo.

Ed allora mi ritrovo immerso tra mille pensieri, cercando di dare un senso alla celebrazione della nascita di Gesù di Nazareth. Lo sto cercando oggi, alle porte di un nuovo anno, con una storia alle spalle, con le fatiche di una quotidianità che non fa altro che chiederci, prendere, togliere, consumare un’esistenza che con fatica incede in declinazioni di futuro sempre più incerto.

Dio è entrato nella storia. Nel bambino di Betlemme ha scelto di farsi uomo. Lo dicono i testimoni. Lo affermano gli amici della sua giovinezza, ce lo confermano i suoi seguaci, coloro che hanno vissuto con Lui. Divenne un uomo “speciale”, manifesto la presenza dell’amore puro sulla terra.

Ed allora non mi interessa che oggi sia il 25 dicembre. Non mi interessano le varie forme di “solita” celebrazione del Natale: non mi importa dell’esaltazione del volersi bene, non mi interessa nulla dei pranzi di famiglia, non mi interessano regali, addobbi, luminarie atmosfere natalizie, del “tempo da passare con le persone care” (traduzione di “Natale” per chi non ci arriva).

L’unica cosa che conta è che Dio sia entrato nella storia.

È di assoluta importanza comprendere il modo con il quale Dio sia entrato nella storia degli uomini: “Si fece carne”.

Nessuna apparizione.

Nessuna voce dalle nubi.

Nessuna vocina nel cuore.

Nessuna luce sfolgorante.

Nessuna dimostrazione teologica.

Nessun sentimento forte.

Nessuna dottrina intangibile.

Nessun dogma inconfutabile.

Nessuna liturgia (ritualismo).

Dio: “Si fece carne”.

Si tratta di una modalità di manifestazione specifica. Coloro che vissero duemila anni fa se ne accorsero concretamente. Addirittura, la guardia romana che vide Gesù di Nazareth morire in croce si “accorse” che quell’uomo fosse davvero Figlio di Dio. Anche le coscienze più atee, più lontane dal messaggio cristiano se avessero visto un nazareno amare gli ultimi delle città, accarezzare i malati, lavare i piedi ai suoi amici, farsi vicino agli scarti della società, morire in croce pur di non rinnegare l’amore per i suoi amici… avrebbero creduto che l’Amore fosse davvero entrato nella nostra storia dell’umanità.

Ora, Dio non ha modificato il suo modo di entrare nella storia.

Dio vuole farsi carne ancora oggi.

Dio non si è dimenticato della nostra storia, della nostra vita.

Lo Spirito Buono ha della nostra carne.

Oggi è Natale se accettiamo il grido disperato di Dio. Sta chiedendo la nostra carne. Sta chiedendo le nostre mani. È un Dio che elemosina umanità, perché sa perfettamente che quaggiù non ce la passiamo tanto bene. Dio vuole nascere anche oggi. Lo vogliamo aiutare?

Cerca un istante di silenzio, magari al termine di questa giornata.

Rifletti un momento sulla tua vita.

Pensa alle persone che fanno parte della tua storia concreta.

Ai tuoi vicini, ai tuoi colleghi, ai tuoi familiari, ai tuoi amici, alla gente che incontri spesso.

Accetta il fatto che molti di loro nella fatica, nella difficoltà, talvolta nella disperazione, stanno cercando aiuto, stanno implorando un poco di pace, di amore, di conforto di vicinanza, di compassione. Mi auguro che tu possa sentire il peso del loro sguardo, l’acuto del loro grido sordo, possa vedere il buio che portano dentro.

Dobbiamo smettere di accusare Dio di non far nulla, di affermare che le cattive sorti sono “volontà di Dio”. Si tratta solo di squallidi “sollevamenti di coscienza” per giustificare la nostra passività, con la fede in un Dio che, a seconda di “come gli gira”, fa soffrire o gioire le sue creature.

Dio non vuole il male.

Dio sta solo aspettando il tuo “si”.

Dio sta aspettando di nascere in te.

Dio sta aspettando di “farsi carne” attraverso di te.

Buon Natale, buona nascita di Dio nella tua vita.

Aspetta, non pensare che sia qualcosa di impossibile. Nessuno avrebbe scommesso un soldo su un bambino nato a Betlemme. Non pensare di non essere all’altezza, di non avere le capacità, di non essere pronto a causa dei tuoi dubbi di fede. Non farti intimorire dalle tue fragilità, dai tuoi limiti. La nostra società ha un immenso bisogno di Dio, anela disperata verso l’Amore che possa tradursi in solidarietà, in tenerezza, gentilezza, cura, cortesia, altruismo, compagnia, sostegno.

In nessun modo può compiersi questa traduzione, se non attraverso i tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani, i tuoi sguardi, i tuoi gesti.

Ci siamo allontanati tantissimo da quella idea iniziale, di un Natale considerato come “inutile memoria della straordinario”. Abbiamo compreso perfettamente che non c’è niente di più ordinario, niente di più vicino alla nostra quotidianità del Natale.

Non si crede in Dio. Dio si vive.

Per aiutarci a compiere questo “atto di vita” scelse di presentarsi al mondo in un bambino. “Atto di vita” per eccellenza, se per vita intendiamo quel mistero che non possiamo comprendere fino in fondo, mistero che spesso ci trova quasi in imbarazzo perché nessuno ci ha lasciato il libretto delle istruzioni per risolverla.

Si, come un bambino appena nato la vita ci sta davanti. Non sappiamo come accoglierlo, come tenerlo tra le mani, cosa fare se piange.

Oggi io ho scelto di non pensare troppo, ho scelto di lasciarmi emozionare da questo immenso dono che ho ricevuto. La accolgo, la prendo tra le mie braccia, forse maldestramente, ma non voglio più che resti lì, su una mangiatoia a prendere freddo. Non voglio più che le correnti gelide di un mondo egoista, cinico e superficiale possano annientare il desiderio di vivere il calore della fraternità e della condivisione.

Accogliere Gesù Bambino significa accogliere la Vita, quella vera, quella ci permetterà di essere impronta di Dio nella storia.

Resta fermo lì dove sei. Basta dire nel tuo cuore: “Sia Natale, Signore”.

Sono sicuro che ognuno di noi potrà essere presenza di Dio nella storia della nostra famiglia, nella storia di un nostro amico, nella storia di un nostro collega.

Concludo con un pensiero rivolto a tanti miei amici che si trovano nel buio di una notte che sembra non passare più.

Dio non si è dimenticato di voi.

Gli siete a cuore più di ogni altra cosa.

Le vostre lacrime si uniscono alle sue, che piange proprio come un bambino in una mangiatoia che aspetta che qualcuno lo prenda tra le braccia.

La vostra disperazione tolga la pace a tutti i cristiani che la scorsa notte sono andati a dormire chiudendo gli occhi dinanzi agli sguardi disperati che cercavano aiuto.

Abbiate pietà di noi.

E nel frattempo vivete con la certezza che Dio sta facendo di tutto per voi. Abbiate ancora un briciolo di speranza, per cogliere quegli spiragli di luce, che Lui sta facendo entrare nella vostra storia scura. Non girate lo sguardo, non chiudete gli occhi. Lasciate che le vostre pupille accolgano la Luce. La vita non è “sempre il solito schifo”.

Oggi è nato anche per voi Gesù, il Dio Bambino.

Magari si è incarnato proprio in te, magari compiendo un gesto di amore, semplice come stringere la mano ad un tuo amico, ti sei accorta che non è la fine, ti sei accorta che vale ancora la pena vivere questa vita, celebrare la Vita, sorridere, perché davvero il Natale esiste, Dio è con noi.

Davide Curreli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *