Economia disarmata: impegno per la pace, contro l’indifferenza

Economia Disarmata” è un gruppo di riflessione e azione su disarmo, riconversione e cammino di pace, nato nel 2016 per mettere in rete diverse realtà attive sul tema da tanto tempo, con lo scopo di capire e sviluppare azioni di pace che vadano alle radici della guerra, partendo dalle nostre responsabilità individuali nei conflitti odierni.

Proviamo a fare qualche esempio.

L’Italia oggi vende armi all’Arabia Saudita, paese che guida una coalizione in conflitto con lo Yemen. Si tratta di ordigni utilizzati contro la popolazione civile in quella che è definita dall’ ONU la più grave catastrofe umanitaria mondiale dal 1946 ad oggi. Per affrontare questo spinoso argomento, negli anni 2016 e 2017 si sono svolte due giornate in Parlamento organizzate da giovani, esperti e varie organizzazioni in cui si è chiesto conto del rispetto della legge 185/90 che vieta di esportare armi a paesi coinvolti in un conflitto. In quella sede si è parlato anche delle scelte politico-industriali e della visione che abbiamo del nostro Paese: perché continuiamo ad aumentare le spese in ambito militare e sottraiamo fondi allo sviluppo civile? In Italia destiniamo alle spese militari l’1,4% del PIL (la Germania arriva all’1,2%), e inoltre la spesa militare è aumentata del 25,8% rispetto al 2006. A quanto pare, rispetto ad altri settori non ha conosciuto tagli o periodi di crisi.

C’è poi un’altra questione che ci tocca da vicino. Le bombe in questione partono dalla Sardegna, esattamente dallo stabilimento RWM di Domusnovas, nella zona del Sulcis-Iglesiente, una delle più povere in Italia, triste esempio di come politiche contradditorie possano portare a dover scegliere tra disoccupazione e lavoro che produce morte.

La Rwm è un ramo operante in Italia della Rheinmetall Defence tedesca, ma in Germania l’opinione pubblica non accetterebbe che si esportasse direttamente dal proprio paese. Ecco perché nasce Rwm Italia con sede a Ghedi e produzione in Sardegna.

Sulla scia di “Economia Disarmata” nasce nel maggio del 2017 il Comitato Riconversione RWM per smettere di essere passivi e spezzare il muro di omertà su questa fabbrica nata nel 2001 con fondi pubblici, nel silenzio generale. Sostenuto da varie realtà di spessore come Pax Christi, Evangelici, alcuni operatori Caritas il Comitato riunisce quasi 30 associazioni di varia estrazione, accomunate dal desiderio di voler vivere la propria terra come luogo di sviluppo sostenibile e di pace.

Ecco perché in più di un anno di vita, tante sono state le iniziative promosse: marce di pace, vari convegni in Sardegna e in Italia, conferenze stampa alla Camera e interrogazioni parlamentari sul tema.

È estremamente facile essere additati come quelli che “vogliono chiudere la fabbrica”, facendo perdere il lavoro a tante persone. Ma il Comitato non vuole essere divisivo, bensì mettere insieme diverse forze tra politici, imprenditori, sindacati e persone di buona volontà che insieme abbiano una diversa visione per la propria terra, per l’Italia e per l’Europa. Non è inutile ricordare che l’Europa ha votato tre risoluzioni per chiedere un embargo europeo sulla vendita di tutte le armi in Arabia Saudita, ma l’Italia non le accolte, approvando delle mozioni fumose sul tema.

Da segnalare che Iglesias, sulla spinta del Comitato e dei cittadini, nel corso di una riunione in un consiglio comunale si è dichiarata contraria all’ampliamento della fabbrica nel proprio territorio (la RWM ha infatti presentato domanda per un non meglio specificato “campo prove”): l’iniziativa del comune di Iglesias ha avuto il plauso di vari enti e creato un legame diretto con il comune di Assisi che si è esposto in sostegno del comune. Recentemente anche il Vescovo di Iglesias si è pronunciato a favore di una riconversione integrale di tutti i lavoratori. Segno che la sensibilizzazione sta contribuendo a far emergere posizioni nette e radicali sul tema.

Ma l’azione di “Economia disarmata” non si ferma qui. Per esempio, un altro fronte su cui è attiva è quello delle cosiddette “banche armate”: quanti di noi hanno un conto in una banca che investe in armi o è comunque poco trasparente con i nostri soldi? Ognuno di noi ha il diritto di chiedere conto all’istituto bancario in merito agli investimenti in armi ed eventualmente cambiare banca.

Tra le ultime iniziative mi preme anche segnalare Sardegna Isola di Pace: diverse iniziative e operazioni di Pace a Iglesias, convegni sul giornalismo di pace e marcia sul Cammino Minerario di Santa Barbara, antico cammino che sta riaprendo i battenti, per rievocare le belle tradizioni del territorio. Ciò che mi ha colpito di più è stata la testimonianza di Bonyam Gamal attivista Yemenita che ha parlato di volti e persone del suo paese, senza accusare nessuno ma raccontando i danni fatti dalle “nostre” bombe alle famiglie. Ha concluso dicendo: «È incredibile come delle bombe facciano 7000 Kilometri da qui fino allo Yemen… però anche le vostre preghiere e le vostre azioni fanno quei 7000 Kilometri e arrivano!».

Claudio Chessa

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