Recensione “The Young Pope”. Pio XIII: un papa, un perché

A un anno dall’uscita “The Young Pope” la serie TV di Paolo Sorrentino continua a far discutere. In attesa di una possibile seconda stagione (“The New Pope”?) anche noi di Punica.it abbiamo voluto dire la nostra.

Il giovane Lenny Belardo, Pio XIII, eletto papa a soli 47 anni, appare come una figura molto controversa, manipolatrice e per nulla incline a farsi comandare. Tuttavia, perfettamente in linea col nostro tempo, da un lato è Santo e desideroso di Santità, dall’altra è peccatore, egocentrico, vanesio e spesso persino dubbioso sulla stessa esistenza di Dio. Sorrentino cerca in questo modo di mostrare l’altra faccia della Chiesa, quella che spesso una società nutrita solo di apparenza non vuol vedere: non solo preti, prelati e suore ma Uomini, fragili, inclini al peccato e ai giochi di potere.

Il giovane cardinale americano già con la scelta del suo nome da papa vuole rompere col passato. Lo dice a chiare lettere nel discorso ai cardinali: bisogna voltare pagina, chiudere con tolleranza, ecumenismo e con un andare incontro al mondo, cosa che spesso, più che giovare, altro non ha fatto che intiepidire il fine della Chiesa stessa: donare la salvezza, che non si ottiene con facilità ma solo “passando per la porta stretta, piccola ed estremamente scomoda”, che però è l’unica entrata. Sembra che Pio XIII abbia ben compreso i segni dei tempi: quella Chiesa “moderna”, al passo con i tempi e “giovane tra i giovani”, ma allo stesso tempo tiepida e accomodante, in una società che sempre più va incontro al rigorismo e agli estremismi è in realtà vecchia e fuori dal tempo. Per Lenny Belardo l’Amore verso Dio non è qualcosa di astratto, ma di estremamente concreto, è come una storia d’Amore umana: solo ciò che è proibito, inaccessibile e misterioso diventa davvero desiderabile e appetibile, “unico modo affinché nasca una vera storia d’amore”.

Ciò che il giovane Belardo critica aspramente è la ricerca sfrenata di consenso e di grandi folle che di fatto non giovano a nulla, perché spesso composte di “cristiani a mezzo servizio”, non di persone realmente innamorate di Dio. Bisogna riprendere la strada dell’essere “roccaforte della Salvezza di Gesù, proposta agli uomini”; bussola nel mare della vita che porta sicuri al porto salvifico di Cristo. Criticando la ricerca di facili adesioni, Pio XIII esorta a riprendere la potatura della vigna del Signore: quella che porta frutto è la vite potata, non quella dalla folta chioma.

È così più chiaro perché il papa di Sorrentino non voglia mostrarsi in pubblico: il suo sembra essere un “suicidio mediatico”, ma in realtà serve a rivestire la Chiesa di mistero, per rendersi nuovamente appetibile e desiderabile. Si desidera, infatti, proprio ciò che non si conosce e non si può avere.

Nella figura di Lenny Belardo e negli altri protagonisti della serie TV è lampante il conflitto interiore della natura umana nel cristiano: caducità, inclinazione a peccare e dubbio sull’esistenza di una qualsiasi entità superiore cozzano con lo sforzo di essere il meglio per Dio, con l’intensa preghiera e con l’amore per un Dio che, pur non vedendosi, è “maledettamente” presente nell’uomo. Pio XIII è un manipolatore, un monarca assoluto che ottiene ciò che vuole da tutti, addirittura ordina a Dio stesso che cosa fare. Il Signore non è assente nella vita degli uomini, sono gli uomini che si allontanano da Lui. Non sta forse scritto: «Se avrete fede e non dubiterete, […] se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt 21, 21-22)?

 

Salvo Giriu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *